Passa ai contenuti principali

Un proclama fascista del '45 per Fiume annessa all'Italia.Sembra essere stato scritto oggi da chi rivendica Fiume



Questione di settimane e l'Italia verrà liberata. Ma sulla Stampa continuavano ad essere pubblicati articoli a sostegno del fascismo e del duce. Come quello del 16 marzo 1945 dove vi sarà, nella prima pagina, quello che potremmo definire oggi come una sorta di editoriale dedicato alla questione di Fiume. Dal titolo eloquente: L'annessione di Fiume.  
Senza la marcia di occupazione di Fiume, eversiva e militarista osteggiata dallo Stato italiano, non sarebbe stata possibile la sua annessione all'Italia fascista come avvenuta nel 1924 per mano di Mussolini. Vi è stata una mera continuità, nessuna appropriazione da parte dal fascismo. Ed è interessante notare che il linguaggio utilizzato in questo pezzo pubblicato sulla Stampa, una sorta di elogio fascistoide a sostegno dell'annessione di Fiume, nonchè lo stile, è lo stesso usato da molti che oggi giorno rivendicano l'italianità di questa città che appartiene legittimamente alla Repubblica di Croazia.

"L'annessione di Fiume.  Fiume la Città olocausta, era stata liberata una prima volta da Gabriele D'Annunzio nel settembre 1919, ma fu definitivamente assicurata all'Italia il 16 marzo 1924 da Benito Mussolini. 
Se a questo risultato fu possibile pervenire, lo si dovette soprattutto alla passione inesausta dei fiumani, che rese possibile il gesto di D'Annunzio ed i successivi movimenti  movimenti che impedirono la consegna della città ai nemici d'Italia e permisero infine l'annessione cosi lungamente invocata. 
Senza l'ostilità del nostri alleati di allora, i quali fecero di tutto per avvilire e mortificare il popolo italiano, della cui ascesa si preoccupavano, e che già si tradivano nel corso stesso del conflitto, non sarebbe stata necessaria l'epopea fiumana. La città stessa, il 30 ottobre 1918 aveva proclamato, attraverso il suo Consiglio nazionale presieduto dal venerando senatore Grossich. la propria annessione alla Madre Patria. Non ci sarebbe stato altro da fare che rispettare questa unanime decisione del cittadini fiumani. 
Ma Fiume fu considerata da Clemenceau come la «luna» per l'Italia e Lioyd George e Wilson gli tennero bordone né valsero a smuoverli le plebiscitarie affermazioni successive della cittadinanza fiumana che, (chi vi è vissuto poté constatarlo) era interamente italiana e voleva appartenere all'Italia. Se a Roma ci fosse stato un Governo di altra tempra la questione fiumana avrebbe avuto certamente molto tempo prima una soluzione conforme alla giustizia e alla realtà storica ed etnografica; ma al debole Orlando successero prima il rinunciatario Nitti e poi Giolitti accoppiato a Sforza, che in fatto di rinunce era imbattibile. Così fu consumato il sacrificio della città col Trattalo di Rapallo che contemplava il famoso « Stato Libero » cedendo il Delta e Porto Barros alla Jugoslavia. 
Il natale di sangue suggellò tristemente la bellissima pagina che i legionari di D'Annunzio ed i cittadini fiumani avevano scritto in difesa del purissimo faro di italianità che brillava sull'altra sponda adriatica. Ma i fiumani non si rassegnarono alla sorte che si era accanita contro di loro e, seguendo l'incrollabile decisione dei cittadini migliori, combatterono in ogni occasione con ostinata esasperazione. Con l'avvento al potere del fascismo anche la questione di Fiume assunse un altro aspetto, e il Duce, con abile azione diplomatica, riuscì infine a indurre la Jugoslavia a riconoscere la sovranità dell'Italia su  Fiume riscattando il natale di sangue del 1920. 
Cosi il 16 marzo 1924 poteva svolgersi nella città olocausta, finalmente liberata, il solenne rito dell'annessione che suggellava l'indissolubile destino di Fiume italiana riunita alla patria.
L'appetito Iugoslavo (in questo Tito, Subascic, re Pietro ecc. sono tutti d'accordo) vorrebbe ancora una volta, approfittando del ritorno a Roma dei rinunciatari, saziarsi con le migliori gemme italiane della riva orientale adriatica e in primo luogo con Fiume Ma ancora una volta trionferà la causa della giustizia".
Marco Barone 

Commenti

Post popolari in questo blog

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …