Passa ai contenuti principali

"Nell'architettura fascista c'è parte della nostra identità", elogio delle costruzioni fasciste a Lineanotte



Tg3 Linea notte  è un programma ben conosciuto e noto.
La puntata del 14 luglio tra le varie cose ha dedicato spazio alla pagina dedicata all'arte, alla cultura , come ospite Costantino D'Orazio, critico d'arte ed a quanto pare esperto dell'architettura del periodo fascista. E' emerso che ci sono molte cose interessanti di quel periodo, che è stata la prima vera architettura che ha unito l'Italia, non si è parlato di apologia di fascismo, ma del "lascito straordinario" del fascismo, dal punto di vista "artistico" questo è emerso e complessivamente con un certo entusiasmo.
Ed ancora che "il risultato è stato eccezionale che l'Italia non ha più toccato", elogiato soprattutto il palazzo della civiltà italiana e la "frase meravigliosa riportata sul Colosseo quadrato", "dove in fondo c'è parte della nostra identità" riferendosi al Colosseo quadrato che è uno dei simboli dell'architettura fascista,  e poi si è continuata ad apprezzare l'architettura fascista con vari esempi di strutture ben note, sottolineando il fatto che questo tipo di architettura ha una vera e propria anima, ma se ne è sminuito, nel corso della trasmissione, il carattere di propaganda. Ora, se da un lato è innegabile che durante il fascismo si è costruito molto, anche se non si dice come,  e diverse strutture sono anche apprezzabili esteticamente, non si può assolutamente scorporare il tutto da quello che è stato il fascismo, perchè anche l'opera più bella realizzata nel fascismo era funzionale al fascismo, ad un regime dittatoriale criminale. Che necessità vi era di dover esprimere una sorta di elogio verso quel tipo di architettura proprio nel momento in cui in Italia si è compreso il rischio del nuovo fascismo? E poi, giusto per non farci mancare nulla, su Rai Tre, sul servizio pubblico.

Marco Barone

 

Commenti

  1. Meno male che gente come colui che ha scritto ciò che avete appena letto incominciano a scomparire dalla faccia della terra, o per ragioni anagrafiche e morte naturale o perchè gli italiani incominciano a discernere tra cultura e bassa politica, tra arte e politicizzazione della cultura. C'è stato un periodo che biechi e incolti politicanti (tra cui, immagino, l'autore di questo blob) volevano abbattere, solo perché simbolo della Patria, il monumento a Vittorio Emanuele II (meglio noto come Altare della Patria), oggi rivalutato perché considerato uno dei capolavori della storia architettonica dell'umanità. Vergognosi atteggiamenti di individui incolti vorrebbero abbattere tutto ciò che è stato creato nella prima metà del XX secolo solo perché concepito negli anni delle dittature del secolo, fascismo, nazismo e comunismo: un secolo di architettura da rinnegare. Quegli stessi esseri immondi vorrebbero distruggere tutta la produzione artistica del Rinascimento perché prodotta durante i secoli delle Signorie in Italia: ricordo benissimo queste tesi perché ho abbastanza anni per averle dovute ascoltare, inorridito, durante i famigerati anni del '68, da parte di quegli stessi individui che sono oggi a capo, in veste di manager, di alcuni dei dei più importanti gruppi finanziari nel paese.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …