Passa ai contenuti principali

Quali le giuste denominazioni in friulano delle località dell'Isontino?


In Friuli Venezia Giulia in linea teorica dovrebbe essere garantito anche quello che viene definito come il ‘bilinguismo visivo’, con la giusta predisposizione della segnaletica interna bilingue e l’apposizione di indicazioni stradali recanti, accanto al toponimo italiano, il corrispondente friulano o sloveno. Se da un lato vi è stata una buona sensibilità in materia, specialmente nel cuore del Friuli, o nelle zone del Carso triestino per lo sloveno, lo stesso non può dirsi per diverse località che risultano essere fortemente menomate in tal senso. Come è noto nel 2014 ai sensi dell’articolo 11, comma 1, della legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29, sono state approvate le denominazioni toponimiche ufficiali in lingua friulana e riportano due varianti, il friulano comune ed il friulano locale. Ed il detto articolo così recita: "La denominazione ufficiale in lingua friulana di comuni, frazioni e località è stabilita dalla Regione, su proposta dell'ARLeF, tenuto conto delle varianti locali, e d'intesa con i Comuni interessati(...)". Quelli della provincia di Gorizia, o meglio ex provincia di Gorizia che per sintesi chiamerò isontino sono questi:

BUDIGNACCO BUDIGNAC in friulano comune idem in friulano locale, CAPRIVA DEL FRIULI in CAPRIVE/CAPRIVA; RUSSIZ INFERIORE in RUSSIZ DISOT idem in friulano locale, RUSSIZ SUPERIORE in RUSSIZ DISORE/RUSSIZ DISORA; SPESSA in SPESSE/SPESSA; ANGORIS in ANGORIS idem in friulano locale; BOATINA in LA BOATINE; BORGNANO in BORGNAN; BRAZZANO in BREÇAN/BREZAN; CORMONS in CORMONS; GIASSICO in INSIC; MONTICELLO in MONTISEL ;POVIA in POVIE; RONCADA in LA RONCJADE; SAN QUIRINO  in SAN QUARIN; SAN ROCCO in SAN ROC; SUBIDA in LA SUBIDE DOLEGNA DEL COLLIO in DOLEGNE DAL CUEI/ DOLEGNA DAL CUEI; LONZANO in  LONZAN idem in friulano locale; MERNICCO in MERNIC idem in friulano locale; RESTOCINA in RESTOZINE/RESTOZINA; RUTTARS in  ROTÂRS idem in friulano locale; SCRIÒ in SCRIÙ idem in friulano locale; TRUSSIO in TRUS idem in friulano locale; VENCÒ in VENCÒ idem in friulano locale; FARRA D’ISONZO in FARE/FARA; MAINIZZA in MAINIZE/MAINIZA; VILLANOVA DI FARRA in VILEGNOVE/VILAGNOVA; CASA ROSSA in CJASE ROSSE/CJASA ROSSA. 

Ed ancora: 
GORIZIA in GURIZE/GURIZA; GRADISCHIUTTA in  GARDISCJUTE/GARDISCJUTA; LUCINICO in  LUCINÎS/LUZINÌS; MOCHETTA in MOCHETE MOCHETA; PIEDIMONTE DEL CALVARIO in PUDIGORI idem in friulano locale; PIUMA in PIUME/PIUMA SAN MAURO in SAN MAUR idem in friulano locale;SANT'ANDREA in SANT ANDRÂT; BRUMA in BRUME/BRUMA;GRADISCA D’ISONZO in GARDISCJE/GARDISCJA; CORONA in CORONE/CORONA; MARIANO DEL FRIULI in MARIAN idem in friulano locale;MEDEA in MIGJEE/MIGJEA;ARIS/DARIS; MARINA JULIA in MARINE JULIE; MONFALCONE in MONFALCON; PANZANO in PANZAN; MORARO in MORÂR; MOSSA in MOSSE/MOSSA; OLIVERS in OLIVÊRS idem in friulano locale; VALLISELLA in VALISELE/VALISELA; FRATTA in FRATE/FRATA; ROMANS D’ISONZO in ROMANS DAL LUSINÇ/ROMANS; VERSA in VIARSE/VIARSA; BOSCHINI in USSIE/USSIA; PETEANO in PETEAN idem in friulano locale;TERZARMATA in SDRAUSSINE/SDRAUSSINA; SAGRADO in SEGRÂT idem in friulano locale; SAN MARTINO DEL CARSO in SAN MARTIN DAL CJARS; SAN LORENZO ISONTINO in SAN LURINÇ LISUNTIN /SAN LURINZ; VILLESSE  in VILLESSE /VILÈS.

Da notare l’assenza del comune di Ronchi, così come nella realtà effettiva delle cose, come avviene purtroppo anche per lo sloveno lì ove ne è prevista la tutela ex lege, sono una effettiva rarità i cartelli stradali in friulano nella maggior parte di queste località e non solo, a partire da quello che dovrebbe darti il benvenuto nella città o nel paese di cui all’elenco ora citato. D'altronde basta pensare al cartello in autostrada che segna il confine con il Veneto, scritto rigorosamente in italiano ad oggi è utopico da queste parti aggiungere anche Friûl Vignesie Julie. Insomma, questa sì che è una vittoria “mutilata” in materia di diritti in tema di plurilinguismo a cui il FVG deve la sua essenza di specialità.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …