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I dieci comandamenti per la comunicazione non ostile, alcune perplessità



Trieste è la città ove son state proclamate le leggi razziali, perchè luogo fertile stante le persecuzioni già in corso contro gli sloveni, ad esempio. Terzo millennio, società dei social, dove il merdaio è la normalità, gli insulti sono la normalità, fascismi, nazismi, razzismi, omofobie, xenofobie sono la normalità, e dove una grande operazione di censura preventiva sarebbe necessaria, ma non si può. Non si può perchè se dai social, luogo senza filtro, e questo filtro sta cadendo anche nella realtà, proprio come accaduto nei tempi del fascismo e del nazismo, vengono "stroncati" i leoni da tastiera, i fasciofancazzisti, buona parte degli utenti sparirebbero, i social perderebbero gran parte della loro forza mediatica. Questo è il punto della situazione. Luogo senza filtri, diventato ambito aculturale, acritico, salvo pochi casi, dove il letamaio diviene la normalità. Se da un lato è utile per capire il grado di degrado sussistente nella società, dall'altro è la conferma che questo è il tempo dell'odio, per diverse ragioni o torti che siano. Proporre il manifesto delle parole ostili, ha un senso? Un manifesto che sembra essere destinato a bambini della scuola elementare, però, se teniamo conto che la maggioranza degli italiani son fermi alla terza media o qualcosina in più, forse è ben rappresentativo della situazione in essere. Sono dieci punti interessanti, ma difficilmente applicabili, perchè si tratta di dover operare un lavoro molto profondo sulla propria persona. E se rigorosamente applicati, come nel caso della censura preventiva, comporterebbe l'effetto di annichilire buona parte della forza motrice nefasta dei social, buona parte degli utenti sparirebbero, e ciò non sarebbe un male. Ma questi punti possono andare bene per un mondo del vogliamoci bene, non in quello attuale, dove non esistono condizioni minime basilari per volerci tutti bene, d'altronde, perchè mai dovremmo visto lo stato nel quale ci troviamo? E dunque "quando la scelta migliore è tacere, taccio", ed ora, taccio.

Marco Barone

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