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Cosa è cambiato a Monfalcone nei primi cento giorni con il governo della destra


Si avvicinano i cento giorni dal giuramento dell'attuale sindaco di Monfalcone che al turno di ballottaggio ha vinto grazie ai voti di 6.642 persone su un totale di 10.879 votanti in quel turno, ed il corpo elettorale complessivo era di 21. 271 cittadini. Quindi, un Sindaco che governa con poco più del 30% sul totale del corpo elettorale e 60% sul totale di chi si è recato al voto. Dati da non dimenticare, perchè se è vero che Monfalcone è stata la Caporetto del PD nella ricorrenza della rivoluzione d'ottobre, questo non significa che la città è svoltata verso  la destra "pura", ma che una fetta consistente dell'elettorato tradizionale di sinistra non si è recato alle urne. Detto questo, cosa è cambiato a Monfalcone in questo periodo? La cittadina continua ad essere un deserto nelle ore pomeridiane e serali, come prima. Non si comprende quale sia il disegno programmatico finalizzato a rilanciare Monfalcone. Il lavoro continua ad essere un problema in una provincia con un tasso di disoccupazione enorme in proporzione alla popolazione ivi residente. I problemi con la Fincantieri sono sempre gli stessi, sulla questione amianto vi è stata una presa di posizione simbolicamente importante, è vero. Ma giuridicamente parlando quanti sono i reali margini con i quali si possa arrivare a stracciare l'accordo di transazione voluto dalla precedente amministrazione? Ipotesi di nullità ed annullabilità sono ad oggi sconosciute. Salvo le solite ordinanze, che sono un marchio tipico di ogni amministrazione di destra di ogni città, dunque nulla di nuovo, ed il non aver rinnovato l'abbonamento con due quotidiani quali il Manifesto e l'Avvenire, per un risparmio ridicolo, o non l'aver rinnovato la nota stagione di Contrazioni, perchè amministrazione che hai, marchio "culturale" che troverai, si evidenziano per alcuni aspetti tiepide sfumature di grigio tendenti al nero sulla storia, come la controversa questione del piazzale Dominutti, a cui probabilmente si aggiungerà altro. Sulla sanità è tutto da vedere quello che accadrà, sulle UTI che andrebbero bloccate per la loro anti-democraticità non pare registrarsi alcun passo indietro. E poi l'incredibile vicenda delle panchine. La foto pubblicata sul profilo ufficiale Facebook del sindaco è chiara. Casualmente vi è un bengalese seduto, casualmente vi è della sporcizia e casualmente quelle panchine si trovavano proprio nell'imbocco con la via Sant'Ambrogio dove sono poco più di una decina, cioè la quasi totalità, le attività commerciali, e quasi tutti simili, gestite da stranieri e bengalesi. Contro tale rimozione è seguita una pacifica e simbolica ma anche partecipata protesta. Rimozione dalla centralissima piazza di Monfalcone che non è avvenuta per una banale questione estetica, ma per un qualcosa di più profondo. E ciò è stato ben percepito da parte della comunità che si è ribellata non per difendere delle banali anche se costose panchine e sicuramente non bellissime, ma contro quel contorno che ha caratterizzato il gesto che ne ha portato alla rimozione. Sul fronte scuola i problemi sono sempre gli stessi, anche se pare affermarsi nella centrale Duca d'Aosta una sorta di sostanziale numero chiuso per stranieri, e gli spazi non vengono più concessi, in modo eticamente indebito dal Comune, per i corsi di bengalese. In materia di eventi si registra una sorta di emulazione, in mancanza di idee originali guardando ai Comuni confinanti che hanno detto no alla fusione con Monfalcone, dunque, cosa è cambiato a Monfalcone? Molto dal punto di vista simbolico, pensiamo alla sede di un piccolo partito destrissimo che ha aperto in via Sant'Ambrogio, poco dal punto di vista progettuale per la città, che continua a domandarsi di che morte dovrà perire, o di che vita sorridere, visto l'assedio effettuato dalle grandi catene commerciali che praticamente la circondano, vista la moria pomeridiana e serale, e vista la mancanza di lavoro ed i problemi noti sul lavoro, lì dove esiste. D'altronde questa città non potrà risorgere dalle sue ceneri, perchè cenere non è mai stata, ma se continuiamo così l'unica cosa che andrà in cenere sarà la pacifica convivenza, che alla fine dei conti in un contesto come quello di Monfalcone, è l'unica cosa che conta. Di norma quando non si riesce ad affrontare il problema alla radice, perchè significa andare contro poteri realmente forti e minare lo status quo che li caratterizza, cerchi delle scappatoie, palliativi estetici destri, che possano accontentare il popolino, delle valvole di sfogo su cui spostare l'attenzione. Saranno i più deboli ed i meno protetti a livello sociale a pagare il prezzo di tutto ciò. Sarà anche questo il caso con cui si dovrà fare i conti nella non più, per ora, rocca rossa di Monfalcone?
Marco Barone

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