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La scuola media di Ronchi alla Risiera di San Sabba di Trieste con l'ANPI ed ANED e rappresentanza del Comune



E' comunemente noto come il primo e l'unico campo di sterminio presente in Italia, anche se quando venne realizzato Trieste non era propriamente più in Italia ma faceva parte del Zona d'operazioni del Litorale adriatico della Germania nazista. La struttura attuale, rispetto a quella originaria, è stata stravolta, vi è rimasto ben poco dell'originale, il forno crematorio venne fatto saltare in aria dai nazisti, prima dell'arrivo dei Partigiani Jugoslavi, che entreranno nella Risiera non appena giunti in città e liberata la città dall'occupante nazifascista, rinvio a questo link per maggiori dettagli. Il resto venne demolito per diverse ragioni. Vi è pero un plastico che ben evidenzia la originaria struttura della Risiera.

E' stato rinnovato lo spazio museale, modernizzato, con diversi video, con le voci che giungono dall'alto, ma a dirla tutta era preferibile la precedente versione. 
Ci si poteva soffermare di più su alcuni particolari, vi era un modo diverso di riflettere, il luogo era più "sacro", dove era più facile mantenere il silenzio, il giusto silenzio, la giusta riflessione, la giusta lentezza, rispetto al suo divenire multimediale e virtuale di oggi. Rispetto a prima pare venire meno la fisicità della memoria, all'interno del rinnovato spazio museale. Certo, vi è ancora un’urna con le ceneri provenienti dai forni crematori di Auschwitz, donata dall’ANED,una divisa indossata da una deportata ad Auschwitz e a Mauthausen ed una di un deportato a Buchenwald,vi sono alcuni oggetti degli ebrei nella sala delle Croci. Colori ed oggetti che avvicinano questo luogo a quello che è stato l'olocausto che anche qui ha lasciato tremendamente un segno indelebile. Un testimone ti ricorderà, però, che all'interno della cella, nascosta, venne trovata una stella rossa. E come ricorderanno i vari documenti e la zona dove sono collocate le lapidi, furono diverse le "tipologie" di persone colpite ed uccise dal nazifascismo in questo luogo.Come anche alcuni soldati che decisero di non volersi più allineare, di non assecondare l'occupante nazista. E vennero uccisi per ciò. Ma queste uccisioni di ribellione avverso l'occupante nazista, basteranno per ripristinare l'onore a quell'esercito che si è macchiato di grandi crimini con e per il fascismo? No. 
Non è stato rimosso, invece, quel cartello che sponsorizza cibo ecc per animali, situato proprio innanzi alla Risiera e la cui freccia pare indicare l'entrata della Risiera. Basterebbe spostarlo più avanti, rispetto alla infelice collocazione attuale. Così come continua a sussistere la controversa via Palatucci. Chiuse le critiche, veniamo brevemente al dunque. Con l'ANPI di Ronchi, l'ANED, e la scuola media di Ronchi e con la partecipazione del Sindaco di Ronchi e l'Assessore con delega alle politiche dell'Istruzione, si è svolta la, oramai tipica, visita in questo fondamentale luogo della memoria storica nella nostra regione e d'Italia, anche se in Italia ancora oggi è poco noto. Gli studenti hanno avuto la possibilità di essere accompagnati anche da due testimoni diretti, non tanto della Risiera, ma delle tremende vicende dei campi di concentramento, ed ascoltare cosa loro hanno vissuto sulla propria pelle. Hanno certamente colpito le 17 celle di prigionia, potevano contenere solo due persone, ma i rinchiusi erano di più, molti di più. Come migliaia furono quelli che lì persero la vita, tra torture, alcune raccontante anche nei dettagli, e pestaggi e fucilazioni, per poi divenire cenere. Si è raccontato che recentemente tramite l'ANED si è avviata una operazione di pulizia di alcuni muri, e sono emersi altri nomi di persone lì incise. Si è raccontato come quel luogo è stato per anni dimenticato, che buona parte del materiale si trova a Lubiana, che è diventato anche campo profughi, per poi divenire nel tempo monumento nazionale. Insomma, continua questo importante momento di appuntamento oramai fisso con la scuola di Ronchi, a dimostrazione che nel nostro territorio vi è una sensibilità importante verso la storia. Certo, bisogna fare i conti con la società odierna, quello che si teme è che arriverà presto un giorno ove questi luoghi non comunicheranno più nulla, non diranno più nulla, in una società che presenta la violenza come una cosa normale, la morte come un gioco, e la guerra come un divertimento. Arduo compito è quello che devono affrontare le nostre scuole, già. 

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