Passa ai contenuti principali

Nel discorso di fine anno Mattarella parla di intesa tra scuola ed impresa



Una meravigliosa stella di natale, dal rosso vivo, un presepe antichissimo, questa la cornice del primo discorso di Mattarella, di fine anno, da Presidente della Repubblica. Per alcuni aspetti sembrava di ascoltare il Papa, penso alla questione ambientale, alla speranza, all'integrazione,  salvo che per le richieste di espulsione per chi non può essere accolto ecc, per altri aspetti sembrava di ascoltare Renzi, ma era il discorso del Presidente della Repubblica. Non è mancata la critica nei confronti del nostro essere italiani, il particolarismo, la mancanza di senso civico, e manca di rispetto verso il bene comune, così come il discorso è stato di una semplicità unica, tanto che sembrava che si rivolgesse ad una classe di scuola primaria.  Non è mancato il riferimento alla scuola. Un riferimento che è arrivato come collegamento con la parte iniziale del suo discorso, la questione lavoro, auspicando una intesa tra impresa e scuola. Ma la scuola seppur deve avere un collegamento con il mondo del lavoro, non deve essere solo ciò, eppure nulla è stato detto in tal senso. 
La nuova scuola renziana corre nella direzione della scuola delle competenze, della professionalizzazione dei docenti, dell'aziendalizzazione della scuola, della scuola lavoro, a discapito della scuola della libera consapevolezza critica, della libera conoscenza, del sapere e non solo del saper fare. 
Insomma un discorso che riceverà,come sempre accade, una marea di lodi, e poche critiche, perché complessivamente acritico è il sistema nel quale viviamo.

Commenti

  1. Ho ripostato sul nostro blog il tuo pezzo.
    Ciao
    Franco

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …