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I Dieci comandamenti di Tito


Un foglio volante, in un sospiro di Bora, in una notte qualunque. Ma non sarà un foglio qualunque. Non sarà più una notte qualunque. A pochi passi da dove si formò, per volere umano, per spirito di fratellanza, sorellanza, di solidarietà, tra italiani e sloveni, uomini e donne, giovane, giovanissima generazione ribelle e rivoluzionaria, la brigata proletaria, sulle prime alture di Selz, cuore della dignità e della resistenza, raccolsi quel foglio illuminato dal chiarore di una luna, faro di civiltà. Vi era scritto, i Dieci comandamenti di Tito e leggerai d'un fiato solo ma non solitario...

1) Non ci sarà nessun dio, nessuna divinità, né fuori  dentro di me, ma l'onnipotenza laica dell'uguaglianza e leggerai: “I cittadini sono uguali nei diritti e nei doveri, indipendentemente dalla nazionalità, dalla razza, dal sesso, dalla lingua, dalla fede religiosa, dal grado di istruzione e dalla condizione sociale”;

2) Non essendoci alcun dio, pur riconoscendosi il diritto di predicare e praticare la propria religione ma senza che questa eserciti alcuna minima ingerenza nella cosa pubblica e possa marciare per far marcire la laicità, si leggerà: “Si garantisce la libertà di pensiero e di scelta”;

3) Nessuna santificazione o consacrazione ad alcuna divinità, ma viva partecipazione nella comunità e dunque: “È diritto e dovere del cittadino partecipare all'autodifesa sociale”;

4) Padre e madre, sciolti nella simbiosi della Costituzione e per essere onorata e rispettata chiama ed invoca e garantisce la partecipazione: "È diritto e dovere dei lavoratori e dei cittadini di promuovere l'iniziativa per tutelare la legittimità costituzionale e legislativa";

5) La vita dell'essere umano nella indeterminatezza del suo valore, non può aver alcuno valore, nessun prezzo, ma inalienabilità: “La vita dell'uomo è inalienabile”;

6) Atto impuro è quello che mina o viola o lede o limiti il diritto dell'uomo e della donna: “È anticostituzionale e punibile qualsiasi arbitrio che violi o limiti il diritto dell'uomo, a prescindere da chi lo compie”;

7) Nessuna proprietà egoistica, ma socializzazione: “È dovere di ognuno porgere aiuto agli altri nel pericolo e partecipare solidalmente con gli altri alla rimozione del generale pericolo”;

8) Nessuna falsa testimonianza poiché: “E' vietata e punibile ogni estorsione di confessioni o dichiarazioni”;

9) La libertà ed il desiderio sono garanti, così come la tutela nel matrimonio, inteso come concezione giuridica, autonoma e protetta dalla Costituzione : “Si contrae validamente il matrimonio mediante il libero consenso delle persone che lo stipulano davanti al competente organo"; 

10) Cosa è la roba? Chi sono gli altri? Quale roba d'altri?: “A parità di condizioni, e proporzionalmente alla proprie possibilità materiali, ognuno ha il dovere di contribuire al soddisfacimento dei bisogni sociali generali”.

Principi sublimi, avanzatissimi, degni delle migliori Costituzioni democratiche e sociali del secolo turbolento appena superato, superato dalla modernità, una modernità che inganna e ripudia ogni principio di comunità, solidarietà. Principi proletari, del popolo, per il popolo, fatti propri con il popolo nella Jugoslavia, fatta cadere perché alle porte d'Europa capitale, non doveva esistere la speranza ed il sogno di un mondo diverso e possibile. E fischia la bora, senza mai ululare. Il vento della speranza ed il foglio con i dieci comandamenti di Tito una volta raccolti, verranno ancora seminati, per l'immediato avvenire, per l'umanità, quella che nuoce al selvaggio capitalismo. E non chiamatelo eudemonismo e neanche beatitudine, ma semplicemente comunismo.

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