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Se la promessa di assunzione dei precari diventa merce di scambio con i diritti di tutti i docenti




Non è più un mistero, in cambio della stabilizzazione, od assunzione dei precari, o meglio di una parte dei precari della scuola, con una tempistica comunque molto lunga, e dalla copertura economica ancora non certa, si chiede una revisione globale del sistema scolastico. Se non siamo vicini al ricatto, poco ci manca. Quello che a breve diventerà un mero obbligo potenziale per il Governo e lo Stato italiano, stante la procedura d'infrazione avviata dagli organismi comunitari e dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea che riguarderà centinaia di ricorrenti, ma dal probabile effetto domino, comunque non immediato, in caso di esito positivo, ovvero porre fine all'abuso dei contratti a termine, sta diventando altro.
Per stessa ammissione del governo nel programma la buona scuola, queste tipologie contrattuali, per come utilizzate, sono contrarie alla normativa comunitaria, eppure nelle difese come prodotte nei Tribunali si afferma il contrario, ebbene, il tutto diventa ora merce di scambio. Si promette l'assunzione dei precari? Ed allora chiediamo alla scuola un cambiamento. Premi di produttività solo per pochi ed abrogazione del sistema scatti di anzianità, competizione, concorrenza, entrata dei capitali privati, potenziamento della scuola lavoro, affermazione piena dell'Invalsi, dirigenti manager, e scuola azienda e violazione di ogni principio contrattuale. Ma da quando l'adempimento di un mero obbligo giuridico, derivante da continue violazioni di principi comunitari, per essere ottemperato, deve comportare la trasformazione dell'intera scuola pubblica? Da quando il rispetto della legge da un lato deve comportare, dall'altro, la violazione di diritti basilari e quesiti? E' una mossa politica che, tra le altre cose, rischia seriamente di mettere contro, per l'ennesima volta il personale scolastico, quello precario contro quello di ruolo.


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