Passa ai contenuti principali

Anche Gorizia ha avuto il suo Narodni dom il Trgovski Dom distrutto dal fascismo

Quando su internet cerchi la voce Narodni dom, trovi decine e decine di notizie ed anche approfondimenti, esiste anche una pagina di wikipedia dedicata al dramma di quello che era noto, a Trieste, come Hotel Balkan, simbolo della riscossa della comunità slovena incendiato dai fascisti.
fonte foto Narodni dom

Ma quando, invece, cerchi, il simile Trgovski Dom, trovi sì delle informazioni, ma pochi dettagli sulla tragedia che lì si è consumata e non esiste una pagina wikipedia dedicata. Entrambi avevano in comune l'ingegno di Fabiani, entrambi hanno avuto in comune un destino brutale, ma non la stessa attenzione. Quello di Trieste diventerà il simbolo delle persecuzioni subite dalle comunità slavofone in questa piccola ma controversa e complessa fetta di terra, quello di Gorizia, invece, un semplice e brutale caso di cronaca conseguente al caso triestino. Eppure nella malvagità della diabolica e perfida azione fascista il simbolo del salto di qualità di buona parte della comunità slovena che dalle campagne entrava a pieno titolo nella grande economia, ed entrare nella grande economia significava concorrere con il capitale e capitalismo e con la borghesia italiana, il simbolo di un ritrovo importante e significativo per la comunità slovena del goriziano, ha avuto un destino, per alcuni aspetti, più beffardo rispetto a quello doloroso di Trieste. Per fortuna esistono i libri, e leggendo i libri si possono apprendere storie o dettagli, che sono poi quelli che segnano nell'animo la differenza, puoi informarti su tante piccole e grandi vicende a volte volutamente nascoste. La storia, che ora riassumo brevemente, l'ho appresa leggendo il libro di Alessandro Cattunar, il Confine delle memorie, quaderni di storia,ed. Le monnier pag 80,81,82, che comunque non è l'unico a trattare questo argomento e riporta le testimonianze, con riferimento al caso di cui ora trattasi, come riportate nel libro di F. Bevk Crepuscolo trad. italiana di E. Martin, in Gorizia nella letteratura slovena, Poesie e prose scelte a cura di Bratuz,Goriska,1997; Peric Congiura per un Palazzo, in Isonzo-Soca,1999 p.26; D.Kuzmin Trgovski Dom p.27
Il 4 novembre del 1926, sei anni dopo l'incendio del Narodni dom,un manipolo di fascisti, festeggiando la Celebrazione della vittoria, accompagnati dal manganello, dal motto me ne frego e dalla solita camicia nera entrarono violentemente nelle sale della banca commerciale slovena gettando in cortile libri, mobili, oggetti, tutto quello che si poteva gettare venne gettato via fino a costituire un mucchio da bruciare. E bruciarono libri,documenti, mobili,oggetti,simboli, bruciarono l'identità slovena, il riscatto sloveno, tra una folla di cittadini che osservava anche applaudendo ed inneggiando Viva l'Italia, già. Applauso che prese maggiore forza quando intervennero i vigili del fuoco e rimossero l'insegna del Trgovski Dom. Quel luogo non era solo una banca, vi era anche un teatro, vi era anche una libreria, era un punto di riferimento comunitario per gli sloveni e per diverse associazioni prevalentemente slovene. E quel luogo, dopo l'assalto e dopo un decreto prefettizio di requisizione del 1927, diventerà la casa del Fascio. I fascisti, proprio quelli che ne avevano determinato l'inizio della fine con la tipica azione squadristica, nel tempo ove nei locali e nelle scuole e per le vie della città dominava la scritta “ qui si parla solo italiano”, si appropriarono, cercando di distruggerla, dell'identità slovena. Hanno avviato una pulizia etnica, hanno avviato un processo di italianizzazione, che scritta così potrebbe sembrare nulla di inquietante. Ma inquietante lo era, perché italianizzazione altro significato non aveva che uccidere la cultura, l'identità, la storia, l'essenza, il cuore, l'anima, di una intera comunità. E tutto questo oggi non è ricordato a dovere,no, non lo è. Solo recentemente, dopo diverse peripezie e situazioni transitorie, dunque anno 2014, quel luogo lentamente viene restituito alla comunità slovena.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Regionali FVG 2018 se a qualcuno interessano i programmi...

Si voterà in prossimità del ponte, una grande pensata che altro non farà che favorire già quello che si sa che sarà, una partecipazione al voto calante,e chiunque vincerà non vincerà tanto per il suo programma elettorale innovativo o superlativo, profondo o leggero o geniale che questo sia. I programmi oramai trovano il tempo che trovano ci puoi mettere di tutto e di più. Da chi parlerà di TAV a chi parlerà di tutela dell'identità friulana o slovena a chi di zone agevolate interesserà poco alla maggior parte dei cittadini. Perchè ragioneranno sulla base di quello che hanno vissuto, un vissuto che è fatto di esperienze, di questioni concrete. E soprattutto di un rigurgito chiaro e netto nei confronti di un certo modo di fare e concepire la politica ed il bene comune sempre più degradato e sacrificato all'altare dell'austerità e della globalizzazione selvaggia che ha favorito il ritorno di nazionalismi anacronistici e ucciso identità e specificità che meritavano tutela. Ogn…

L'Italia e l'alleanza con gli USA, una scelta di campo?

Così Gentiloni sulla questione Siria: voglio solo dire, in conclusione, che l'Italia non è un Paese neutrale, non è un Paese che sceglie di volta in volta, di fronte a questa o a quella crisi, se schierarsi con l'Alleanza atlantica o schierarsi da un'altra parte. Noi siamo coerentemente, da più di sessant'anni, partner fondamentali dell'Alleanza atlantica e alleati degli Stati Uniti. Siamo alleati dell'America, voglio dire: non è un problema di rapporti con questo o quel presidente americano. Siamo stati alleati dell'America con Kennedy e con Nixon, con Clinton e con Reagan, con Bush e con Obama e lo abbiamo fatto perché - lo dico senza infingimenti - è una scelta di campo. È una scelta di campo. È una scelta di campo che deriva certamente dal fatto che l'America, insieme agli alleati, ci ha liberato dal nazifascismo e che certamente deriva dai nostri interessi di difesa e di sicurezza del Paese, ma non è solo questo. È una scelta di campo che deriva da…

Salvare le scritte storiche sui muri delle nostre città dei tempi della guerra. Rischiano l'estinzione

Il Friuli Venezia Giulia è una polveriera storica impressionante. Anche se la storia che ovviamente si racconta di più e che ha sancito le sorti di quel presente che viviamo è quella del '900. Terra martoriata da due catastrofi mondiali e che ha rischiato, per la nota causa di Trieste, di scatenare anche la terza. Ci sono diverse testimonianze storiche di quel tempo, soprattutto della seconda guerra mondiale e delle fasi successive alla liberazione dal nazifascismo che caratterizzeranno le sorti di Trieste e dell'Isontino per diversi anni. Ad esempio si possono ancora oggi leggere in alcune località, come Monfalcone, Ronchi, delle scritte che inneggiano alla Jugoslavia, alla settima Repubblica Federativa Jugoslava. In rosso.
Sopravvissute al tempo, alla storia, alla memoria. Anche se a dire il vero ne sono rimaste solo una manciata e difficilmente leggibili. Ma anche per Trieste ci saranno testimonianze del genere come nelle località sicuramente interessate da questa contor…