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Una famiglia triestina scrive al Presidente del Consiglio per chiedere il reato di omicidio stradale

Nel mese di giugno 2014 l'Istat ha comunicato che nel 2013, sulla base di una stima preliminare, si sono verificati in Italia 182.700 incidenti stradali con lesioni a persone. Il numero dei morti, entro il trentesimo giorno, è pari a 3.400, mentre i feriti ammontano a 259.500.  Numeri impressionanti, anche se in flessione rispetto al 2012. Intanto, in Commissione Giustizia al Senato, continuano le audizioni per l’introduzione del reato di omicidio stradale nel codice penale ed una famiglia triestina, nel mese di luglio, ha deciso di armarsi sia di carta e penna, che di tastiera e computer per scrivere una dolorosa e sentita lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri. Inizia con un “Purtroppo , gentile premier Renzi sono ormai passati quasi 3 anni , quella legge voluta dall’ex ministro Maroni ancora non c’è". 
E continua : "Bisogna fare presto agire da subito per fermare questa mattanza , questi assassini sulle nostre strade signor segretario . Maurizio , mio figlio aveva solo 25 anni quando un automobilista ubriaco ha posto fine ai suoi giorni schiacciandolo contro un muro della Strada del Cacciatore ( a Trieste ) spezzandogli l’osso del collo . Noi suoi genitori non molliamo questa nostra battaglia (impari, difficilissima ) portata avanti in suo ricordo e che sia da monito a varare quanto prima la legge. Finché vivremo noi genitori ci batteremo affinché non ci siano più genitori, parenti delle vittime che magari vedono un loro caro partire con la propria macchina ritornare in una bara da morto. (...) Noi quando chiudiamo l’uscio di casa, Maurizio non rimane chiuso in quel quadro incorniciato da una foto , ma esce con noi , certo c’è la sua lapide in cimitero , ma anche c’è in un cippo con la scritta : “ti ricorderemo sempre “ - in quel cippo posto sul luogo dell’incidente che serva da monito a chi passa su quella strada”. Claudio e Graziella, genitori di Maurizio Visintin, noti a Trieste per le diverse segnalazioni apparse sul Piccolo, hanno anche chiesto, nel testo della loro lettera, se non ho capito male consegnata alla segreteria del PD locale, di incontrare il Presidente del Consiglio per sollecitare una mera accelerazione per l'introduzione del reato di omicidio stradale. A Trieste, quando percorri la strada costiera, è difficile non notare le innumerevoli, purtroppo, presenze di fiori o lapidi, che ricordano che in quel luogo, in un momento di ordinaria vita, una vita è stata spezzata. E' una priorità l'introduzione del reato di omicidio stradale? Sì, lo è, specialmente in un Paese come l'Italia ove il buon senso si perde spesso nella retorica, nell'arroganza, nella presunzione dell'autocontrollo, però poi, basta un niente, un niente che uccide il tutto, la vita. Sarebbe importante che a Trieste, ma anche in qualsiasi località italiana, si realizzasse uno spazio pubblico, un luogo, che possa servire da monito per le generazioni tutte, che possa raccogliere tutti i nominativi, con il consenso delle famiglie interessate, delle vite spazzate e spezzate nelle strade della città, perché i nomi parlano, i nomi visti tutti insieme non potranno lasciare indifferenti, come potrebbe essere altrimenti? Non lasceranno indifferenti neanche in questo Paese ove per ottemperare le regole di buona civiltà e buona convivenza civile è necessaria, per forza di cose, l'applicazione di una sanzione repressiva significativa, e ciò è una sconfitta, anche l'introduzione del reato di omicidio stradale è una sconfitta, l'importante è comprendere che la cultura della prevenzione funziona a rilento, vi è poca attenzione, vi è uno scarso investimento in tal senso, volutamente o meno, e dunque certamente così avanti non si può andare. Non si possono più tollerare vittime innocenti sulla strada per colpa di una guida delinquenziale. Ogni giorno di ritardo, a livello di prevenzione e di repressione, è un giorno ove chiunque può continuare ad uccidere con il proprio mezzo, che può divenire una mera arma micidiale se usato male, e rimanere semplicemente impunito.


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