La celebrazione del fascismo della passeggiata di Ronchi di D'Annunzio e l'occupazione di Fiume

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Mio caro compagno, Il dado è tratto. Parto ora. Domattina prenderò Fiume con le armi. Il Dio d'Italia ci assista. Mi levo dal letto febbricitante. Ma non è possibile differire. Ancora una volta lo spirito domerà la carne miserabile. Riassumete l'articolo !! che pubblicherà la Gazzetta del Popolo e date intera la fine . E sostenete la causa vigorosamente, durante il conflitto. Vi abbraccio Non sarà stato forse un fascista dichiarato, D'Annunzio, certo è che non fu mai antifascista, era lui che aspirava a diventare il duce d'Italia e la prima cosa che fece, all'atto della partenza da Ronchi per andare ad occupare Fiume, fu quella di scrivere a Mussolini, per ottenere il suo sostegno. Perchè D'Annunzio ne aveva bisogno. Il fascismo fu grato a D'Annunzio, per il suo operato,  tanto che si adoperò anche per il restauro e la sistemazione della casa dove nacque D'Annunzio e morì la madre. E alla notizia della morte, avvenuta il 1 marzo del 193

Intimidazione in stile “mafioso” e forse "mafiosa" a Trieste



Il primo pomeriggio del giorno 11 febbraio camminando per le vie della città, incontrerai un conoscente che ti dirà “ stamani hanno iniziato in alcune zone della città a pulire, a spazzare le strade tardi”, tu rimarrai in silenzio attendendo la continuazione della sua frase, “ sembra che hanno tagliato verso le sei di mattina forse qualche ora prima, ma insomma intorno alle sei le gomme ai mezzi”.Sette mezzi, due gomme tagliate per mezzo, chiamasi intimidazione in stile mafioso, lo stampo è mafioso? 'Ndranghetista? Camorrista?
Non è dato sapere. Certamente è difficile pensare che possa trattarsi di un mero atto vandalico, o che sia colpa dei soliti “ ignoti”,  contro cui spesso si punta il dito, come qualche voce sempre con maggior frequenza vorrebbe fare intendere, certo mai dire mai nella vita, ma tagli così metodici, precisi, che colpiscono sette mezzi su sette, lascerebbero  intendere ben altro.
I mezzi coinvolti, in base alle voci che circolano, sarebbero quelli di una società cooperativa che ha in appalto una parte dei servizi di pulizia e spazzamento degli spazi pubblici cittadini. Dunque si colpisce direttamente anche il servizio pubblico ed a Trieste. Città dove si dice che non accade mai nulla e quando qualcosa accade spesso domina l'omertà. Le mafie, tutte, crescono grazie all'omertà, al ricatto, alla paura. Di norma nelle zone del nord est difficilmente ricorrono ad atti così eclatanti, quando ciò accade è perché possono permetterselo e se possono permetterselo è perché esistono condizioni ambientali, sociali, territoriali, e forse anche di controllo territoriale, certamente a loro favorevoli.
Vanno fermati subito. Questi fatti inquietanti vanno denunciati subito. Perché alla prima intimidazione violentemente silente,perché non denunciata pubblicamente alla collettività, ne seguiranno altre e chi poi pagherà il prezzo più alto saranno i lavoratori indirettamente, per ora, coinvolti che vanno assolutamente tutelati. Rischia di rompersi la diga che contiene un certo fenomeno reale, un fenomeno che in questo tempo di crisi, grazie alla enorme liquidità a disposizione delle organizzazioni criminali, si è inserito ancora più facilmente e rapidamente nei settori caldi dell'economia sia essa metropolitana che delle piccole città. Nei migliori dei casi, si tratterà semplicemente di vandalismo, nei peggiori dei casi di atto mafioso, in ogni caso e senza casualità alcuna, una iniziativa del genere, quella dell'intimidazione o quella del vandalismo(?) ha una sua ragione e su ciò i perché devono sorgere prima che tramonti il sole della verità, anche perché si è colpito un servizio pubblico e tale atto deve essere denunciato pubblicamente.
Trieste è una città difficile, rompere il muro del silenzio è necessario, è dovuto, evitiamo che Trieste possa diventare terreno fertile per cose del genere, perché i semi della paura e del ricatto sono già stati sparsi ed anche in abbondanza, solo che non lo dicono, solo che non lo sappiamo.Ma ora non possiamo dire di non sapere.


Marco Barone  
Aggiornamento:
Questo l'articolo come pubblicato nella Gazzetta Giuliana del 28 febbraio 2014

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