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Trieste: strada costiera e quel profilo di Dante o Mussolini simboli dell'italianizzazione


La strada costiera di Trieste, una delle più suggestive d'Italia, è stata aperta alla viabilità tra il 1928 e 1929.

E' possibile ancora oggi vedere qualche piccolo frammento dei resti della simbologia del fascismo,vedi all'entrata della Galleria naturale, in direzione Trieste,

o su una fontanella . 

Ma la cosa interessante è il profilo che appare sulla perpendicolare della volta, andando in direzione di Sistiana, si staglia un profilo umano dal naso aquilino che venne da alcuni identificato come il profilo di Dante, da altri invece come quello di Mussolini. Facendo un raffronto con i profili noti nell'immaginario collettivo di Dante e Mussolini, in verità quello della Galleria naturale, che si dice sia nato casualmente, sembra essere molto più vicino a quello di Mussolini che di Dante, il naso di entrambi visti di profilo possono sembrare simili, per come raffigurati nella Galleria, ma l'indice che potrebbe indirizzare su Mussolini è dato da due particolari. Il primo è il mento, come si può notare il mento di Mussolini è tendente ad essere squadrato, non quello di Dante, ed il profilo della Galleria naturale richiama proprio il mento del dittatore fascista.



Il secondo particolare è il contesto storico. Galleria inaugurata nel fascismo, vi era il fascio all'entrata, per esempio, ed è naturale pensare che magari nella casualità dei lavori, chi ha provveduto alla realizzazione della stessa abbia deciso di voler omaggiare il regime fascista in questo modo, con il suo profilo immortalato nella Galleria naturale. La cosa interessante è che comunque sia Dante, in via strumentale, che Mussolini sono simboli dell'italianizzazione . Il fatto che si è tramandata la leggenda di vedere in quel profilo Dante, forse per evitare, dopo la caduta del regime, che vedendo quello di Mussolini qualcuno agisse per demolirlo, è sintomatico anche della imposta italianità e della italianizzazione che ha riguardato questa fetta di territorio. Si doveva pronunciare tre volte viva Dante, questa una delle tante ma diffuse dicerie, quando si attraversava quella galleria. Diceria che a quanto pare è trova ancora oggi riscontro nella quotidianità delle cose. Dante Alighieri è stato strumentalizzato, usato, da diverse organizzazioni, società, per il mito dell'italianità e come sciabola per realizzare le violenze dell'italianizzazione che dovevano prevalere sullo straniero, sullo slavo. Per esempio la società Dante Alighieri, che appunto si chiama Dante Alighieri, che già prima della prima guerra mondiale si era distinta nella propaganda nazionalista ed antislava nelle scuole italiane della Venezia Giulia. Oppure basta pensare come questa società, che non a caso si chiamava Dante Alighieri, ha avviato un forte processo di italianizzazione anche a Fiume, anticipando la sciagurata impresa dannunziana e favorendo quelle condizioni culturali che volevano vedere come legittima la marcia militare su Fiume. Ha fatto sentire la sua presenza nelle biblioteche, nei circoli ricreativi, nelle scuole,sostenendo circoli e gruppi culturali di lingua italiana. Una delle iniziative, che richiamavano lo spirito irredentista è quella realizzata dal Comitato centrale di propaganda per l’Adriatico, istituito il 2 giugno 1916, con il compito di coordinare le iniziative propagandistiche patrocinate dalla Società “Dante” per porre un freno alle pretese slave. Ed infatti, la Dante, partecipò con ovvio entusiasmo all'impresa di Fiume, stampando anche manifesti di consenso. Ma è interessante vedere anche quello che accadeva, in quel periodo, che ben lascia intendere quanto fosse strumentale per il nazionalismo la figura di Dante, nelle scuole. Per esempio, nell'annuario 1918/19 del Ginnasio Dante Alighieri di Trieste si rileva che inaugurando proprio il busto del poeta nell'atrio dell'istituto il direttore di allora pronunciò le seguenti parole: “ora che il lungo sogno della nostra vita s'è fatto realtà, fa che i giovani nostri crescano italiani ,amino e coltivino la giustizia, onorino la patria,, la affermino in faccia allo straniero ...fa o padre Dante che l'Italia sia sempre più grande, rispetta tra, più augusta e che nei secoli più lontani riecheggi il grido che ci erompe dai petti: evviva l'Italia”. Insomma quel profilo, sia esso di Mussolini, cosa che reputo personalmente più probabile, che di Dante, diventato in quel periodo il “sommo Vate d'Italia”, è un simbolo dell'italianità epica, e di quei processi di esaltazione dell'italianizzazione, cari all'irredentismo ed anche al fascismo.

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