Passa ai contenuti principali

Irmela, una vita contro i graffiti nazi

Gira da 23 anni per le strade di Berlino cancellando scritte e manifesti omofobi, razzisti o anti-semiti
La battaglia di nonna Irmela contro tutte le discriminazioni e le violenze si gioca, da 23 anni, per le strade di Berlino. Con la costanza e la cura che solo una nonna può avere, ogni giorno va a caccia di scritte, graffiti e manifesti neo-nazisti, omofobi, razzisti o anti-semiti. Dalla sua sportina bianca con la scritta oramai sbiadita «Combatti i nazi», tira cuori un coltellino, una pezzuola e uno smacchiatore e li rimuove con pazienza. Dal 1986 a oggi ha collezionato oltre 80mila adesivi con svastiche, slogan razzisti e anti-semiti.

RICONOSCIMENTI - A 64 anni non è stanca di andare in giro sola per i quartieri della capitale riunificata. In 20 anni ha ottenuto cinque riconoscimenti per la sua azione in favore dei diritti civili, tra cui un’onorificenza del governo, la medaglia federale al merito, nel 1994. Le svastiche e i simboli nazisti sono banditi in Germania, sono immagini ufficialmente considerate incostituzionali. Eppure l’intelligence tedesca solo nel 2008 ha contato oltre 17mila graffiti firmati dagli estremisti di destra.

«NIGGERS GO HOME» - Braccio "armato" di questa lotta anti-nazi è Irmela Mensah-Schramm, nata a Stuttgart nel 1945 e poi trasferitasi a Berlino. Lei agisce in solitaria, in un’azione pacifica e senza fine: ispeziona muri, pali e vetrine. A cominciare da quando nel 1986 uscì da casa e lesse sul muro di casa «Libertà per Rudolf Hess», un nazista condannato per crimini di guerra. Decise in quel momento che non si sarebbe più girata dall’altra parte, ma avrebbe fatto come a casa sua, avrebbe tolto la sporcizia in ogni angolo. Ultimamente sono le scritte omofobe e quelle dell’Npd, il partito nazional democratico tedesco, a preoccuparla di più. Frasi come «Buon ritorno a casa» o «Niggers go home».

UN'OSSESSIONE - Negli anni, Arne Orgassa, della rivista Der Spiegel, l’attività di Irmela è diventata un’ossessione. Si è specializzata nei sottopassaggi pedonali, nelle metropolitane e nei quartieri suburbani: «Ci penso costantemente - ammette -, devo farlo sempre, non posso pulire solo sporadicamente. In un giorno riesco a trovarne anche cento». Spende 300 euro al mese in materiale solvente, scalpelli e pezzuole. La sua mostra itinerante, «Distruggi l’odio», mostra le foto degli slogan nazisti rimossi dal 1990. E per i giovani nonna Irmela organizza workshop sulla lotta al razzismo, così dà una ripulita anche alle nuove generazioni.

Ketty Areddia corriere.it

Commenti

Post popolari in questo blog

I 220 passi della vergogna d'Italia, la galleria Bombi di Gorizia,non verranno dimenticati

Prima di svoltare l'angolo ed addentrarti nella magnifica cornice che è quella di Piazza Vittoria, leggi una targa che riporta una frase in ricordo della visita di Giovanni Paolo II "Gorizia, situata all’incrocio di correnti di pensiero, di attività e di molteplici iniziative, sembra rivestire una singolare missione, quella di essere la porta d’Italia che pone comunicazione il mondo latino con quello slavo: porta aperta sull’Est europeo e sull’Europa centrale”.
Sembra rivestire.  Appunto. Sembra.
Alle tue spalle la Prefettura, e poi segui quelle persone con la felpa ed il cappuccio entrare dentro la galleria Bombi che dovrebbe unire Gorizia, ma non è così. Però prima di entrare dentro quel luogo buio, umido, una seconda targa coglie la tua attenzione.
Si legge che " stelle è un progetto di raccolta di segni, presenze e storie per comprendere e raccontare la condizione della moltitudine di persone in viaggio lungo la Balkan Route". Segni e presenze che nella g…

Quella sera a Ruda... e Giulio ci ha fatto conoscere il dolore degli altri

Una miscela di emozioni, di sentimenti. E' stato definito come il pellegrinaggio per la verità e giustizia per Giulio. Sempre costantemente in movimento Paola e Claudio ed ovunque vengono accolti, abbracciati, incontrano l'affetto dell'Italia vera, quella che non ha accettato e mai potrà accettare l'ignobile compromesso che ha portato al cambio di rotta repentino segnato dalla politica di Roma, mai tanto distante quanto ora dalla via della verità e giustizia per Giulio. La politica ha intrapreso la via della normalizzazione dei rapporti, neanche due anni son trascorsi. E son bastati per ritornare amici come prima se non più di prima. D'altronde, lo scrivono in tutte le lingue, Italia ed Egitto sono in rapporto amichevole da 2000 anni. Come a dire, vuoi che 2000 anni di storia vengano compromessi da Giulio?  Non da Giulio, ma da chi ne ha cagionato la morte, da chi ha determinato depistaggi, sviamenti, distrazioni, da chi ha cercato di auto-assolversi, passando in …

Quattro studentesse dell'Università di Padova in Egitto per una tesi. Era proprio indispensabile?

Circola in rete la notizia che  quattro ragazze Unipd vanno  “alla conquista” dell’Egitto, per lavorare alla loro tesi di laurea e frequentano il corso di Progettazione e gestione del turismo culturale, Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Padova. Si legge  con grande enfasi che  "La loro tesi si è concentrata sulla riprogettazione e sul riallestimento della Sala dei Cimeli nel Sacrario militare italiano. Il Sacrario è un edificio costruito per commemorare i caduti italiani durante le battaglie di El-Alamain, che si sono svolte nel 1942 durante la Seconda Guerra Mondiale."
Ora, non so se vi sono già state altre iniziative del genere da quando è stato assassinato Giulio Regeni, quello che so è che  il rettore dell'Università di Padova, Rosario Rizzuto, ha dedicato la giornata dell'inaugurazione del 794° anno accademico a Giulio Regeni con queste parole "Voglio inoltre ricordare in questa occasione con affetto e dolore Giulio Regeni, il g…