28/02/17

La relazione sulla sicurezza: estrema destra divisa ed a rischio contaminazioni con realtà naziste


Il Governo italiano ha riferito  al Parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza e sui risultati ottenuti nel corso del 2016, ai sensi dell’art. 38 della Legge n. 124 del 2007 . La mia attenzione cade sulla questione della destra estrema, neofascista, neonazista, come presente in Italia per capire come questa realtà composita viene percepita dal sistema di sicurezza italiano.

All'interno della relazione emerge che il quadro "della destra radicale ha continuato ad evidenziare divisioni interne e dinamiche competitive, che hanno precluso una più incisiva azione comune, nonostante l’esistenza di alcuni condivisi orientamenti sulle tematiche di maggiore attualità. Le formazioni più rappresentative, che  ambiscono a un accreditamento elettorale, hanno incentrato l’attività propagandistica,  rivolta soprattutto ai contesti giovanili e alle fasce sociali più disagiate, su argomenti di richiamo come la sicurezza nelle periferie degradate dei centri urbani, le problematiche economico-abitative “degli italiani” e l’occupazione, nonché la critica nei confronti del sistema bancario e dell’Unione Europea."  L'ambito che più solleva reazioni da parte dell'estrema destra, dove all'interno della relazione non emerge mai la parola neofascismo, eppure avrebbero dovuto usarla, è quella relativa alla questione migratoria "ritenuta tra i temi più remunerativi in termini di visibilità e consensi, ha ricoperto un ruolo centrale nelle strategie politiche delle principali organizzazioni che, nel tentativo di cavalcare in modo strumentale il fenomeno, facendo leva sul malessere della popolazione maggiormente colpita dalla congiuntura economica e dalla contrazione del welfare, hanno sviluppato un’articolata campagna propagandistica e contestativa (manifestazioni, presidi, attacchinaggi, flash mob) contro migranti e strutture pubbliche  e private destinate all’accoglienza, influenzando indirettamente anche la costituzione di “comitati cittadini” di protesta."

Vi è il rischio, ben noto, anche se sottovalutato dai media, anche in Italia di una vera e propria contaminazione con realtà neonaziste.   
"Benché lo scenario nazionale rimanga al momento distante da quello di altri Paesi europei − dove la più elevata presenza di militanti neonazisti ha conferito alla protesta accenti violentemente xenofobi, talvolta anche contro le locali comunità musulmane  − sussiste il rischio di “contaminazioni”, per effetto emulativo e sulla scia di eventi di particolare clamore, come nel caso di attentati terroristici di matrice islamica."
Importanti sono anche i collegamenti internazionali, per la famigerata internazionale nera.  "I principali attori della destra radicale hanno evidenziato inoltre una spiccata proiezione internazionale, in quanto interessati  a individuare, ai fini della difesa delle radici etnico-culturali della Nazione, potenziali referenti e alleati in chiave anti- USA e anti-UE. Indicative, nel senso, la realizzazione di manifestazioni congiunte con formazioni identitarie europee e il consolidamento dei contatti con omologhi gruppi stranieri, in funzione dello sviluppo di realtà transnazionali, attestate su posizioni filo-russe. Non è mancata l’attenzione degli ambienti d’area per il teatro mediorientale, segnatamente  siriano, oggetto di iniziative a favore della popolazione locale e a sostegno del Presidente Assad."

L’area skinhead, referente di circuiti internazionali neonazisti e xenofobi, dopo una fase di attivismo, soprattutto sui temi dell’anti-immigrazione, ha fatto registrare una flessione dell’impegno più prettamente politico. "È rimasta quindi prioritaria l’organizzazione di eventi musicali d’area a carattere internazionale, cui partecipano attivisti italiani e stranieri, quale la kermesse Europa Awake, tenutasi a novembre in provincia di Milano. Gli happening, pur avendo uno scopo ludico e aggregativo, sono funzionali al consolidamento dei rapporti con omologhi gruppi esteri, alla raccolta di fondi a sostegno di militanti coinvolti in procedimenti giudiziari e alla diffusione – attraverso i testi delle canzoni – di una propaganda nazifascista e xenofoba."
 Particolare attenzione deve essere dedicata a quanto accade in Alto Adige.
"In Alto Adige intanto sono proseguiti i contatti tra locali realtà skin germanofone e analoghe formazioni tedesche attestate su posizioni neonaziste e razziste, che potrebbero, in prospettiva, sfociare in iniziative comuni in tema di contrasto all’immigrazione. 
Sodalizi minori, dal canto loro, si sono impegnati in un’attività essenzialmente propagandistica che, connotata da orientamenti oltranzisti, non è parsa comunque in grado di aggregare significativi consensi. 
Sul piano previsionale, si ritiene, infine, che continueranno a verificarsi episodi di contrapposizione (provocazioni, aggressioni e danneggiamenti di sedi) con frange dell’estrema sinistra, per effetto sia della mobilitazione concorrenziale su tematiche sociali, da parte di entrambi gli schieramenti, sia delle visioni contrapposte in tema di  immigrazione. In generale, il diffondersi in ambito europeo di istanze populiste e nazionaliste, nonché di sempre più estesi timori ed insofferenze verso la presenza extracomunitaria, tende ad essere percepito tra i gruppi della destra radicale come un’opportunità per accrescere il proprio spazio politico, determinando pertanto un incremento della correlata attività di mobilitazione."
 
Marco Barone 

27/02/17

Quella firma "francese" sul caso di Schleyer e Moro

  

Dire che vi sono delle analogie, è cosa da poco. Le dinamiche operative che porteranno al sequestro dell'industriale Hanns-Martin Schleyer, ufficiale delle SS e presidente della Confindustria tedesco-occidentale, con quelle di Aldo Moro, sono praticamente identiche. Solo che il primo verrà sequestrato dalla RAF il secondo dalle BR, almeno così è quello che risulta sino ad oggi. L'industriale verrà ucciso dopo 43 giorni di prigionia, nel 1977. Moro verrà ucciso dopo 55 giorni di prigionia. Entrambi i corpi verranno fatti ritrovare all'interno di un bagagliaio di una macchina. Il primo dentro quello dell'Audi 100, in una città francese, Mulhouse, il secondo dentro la storica Renault 4 di casa francese.  

Una firma "francese" casuale caratterizzerà la fine di queste due persone. Sul sequestro Moro l'unica certezza è che risultano coinvolte una moltitudine di soggettività, che interessano più Paesi, e forse per questo la verità non la conosceremo mai. 

Marco Barone

Se a Monfalcone vogliono mettere il palo per l'alzabandiera

Monfalcone, conquistata dall’Italia nel 1915, persa subito dopo con la nota batosta di Caporetto ritornerà all’Italia alla fine della prima guerra mondiale, poi dopo una lunga e drammatica parentesi fascista, verrà occupata dai delinquenti nazisti, liberata il primo maggio del ‘45 e ritornerà all’Italia grazie al giusto ed equo Trattato di Pace del ‘47. Lì ove vi è la via dedicata ai fratelli Rosselli, uccisi in Francia da formazioni locali di estrema destra e probabilmente su ordine proveniente dai vertici del fascismo dovrebbe sorgere un palo per l’alzabandiera, un palo per il tricolore. La bandiera dell’Unione Europea pare non essere contemplata, nonostante l’Unione Europea sia la massima conquista per l’unione del popoli, per una società senza confini, con poteri delle nazioni giustamente ridimensionati. Nel momento in cui in tutto il mondo ritornano i nazionalismi, che hanno sempre segnato disastri, poteva mancare un tocco di riscatto nazionale, per marcare il territorio, per ricordare, se ve ne fosse bisogno, che Monfalcone è Italia? E dunque dovrà sventolare il tricolore. Ci dovrà essere un palo che potrà essere rastremato,conico o cilindrico e poi la cerimonia. Come accade nelle caserme. Si dovrà fare prima una ricognizione, non è dato sapere se ad ogni alzabandiera ci sarà la fanfara, il picchetto armato, le Autorità, non potrà mai mancare il sindaco che sosterrà tale iniziativa di orgoglio nazionale, altrimenti sai che figura, ci sarà il personale delle Associazioni e soprattutto il pubblico. Forse qualche pensionato, in ricordo della non certamente rimpianta oggi leva obbligatoria, potrebbe anche essere, ma non è da escludere una partecipazione di tutta la comunità monfalconese, che ogni mattina metterà la sveglia prima dell’alba per non perdersi l’alzabandiera e quel grido“ attenti!” e "Presentat-arm!". 
Al comando Alzabandiera, tre squilli di tromba, ci sarà l’inno nazionale, il saluto militare, o la mano destra sul cuore, chi indosserà il cappello se lo dovrà togliere e rimanere rigorosamente in posizione di attenti e cantare, cantare quel meraviglioso inno, inno ufficioso, ma de facto ufficiale dell'Italia, Fratelli d'Italia, che parla come è noto di pace, di vita, di libertà, che non contempla la morte, "Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa.  Dov'è la Vittoria?  Le porga la chioma, che schiava di Roma  Iddio la creò" ecc ecc. Al termine della cerimonia ci sarà il riposo e poi tutti potranno sbrigare le loro faccende quotidiane in caserma, ops, in città.

Marco Barone

26/02/17

Un sintetico quadro storico sul quadro elettorale di Gorizia in vista delle elezioni 2017

Partiamo dal 2002. Si presentarono 9 liste la più votata, al primo turno, risultò essere quella di Forza Italia con 4.819 voti, la meno votata la lega nord con 394 voti , 4 erano i candidati a sindaco su 32.676 voti votarono 23.727 cittadini con una percentuale del 72,61% al turno di ballottaggio vinse la coalizione di centro sinistra con 10.314 voti e la coalizione di centro destra perse con per una manciata di voti, con 10.288 voti, votarono al secondo turno in 21.267.
Maggio 2007
Vi erano sette candidati a sindaco, hanno votato in 22.017 su un totale di 31.489, affluenza pari al 69,92% vi erano 20 liste, la meno votata Per Gorizia con 24 voti, la più votata Forza Italia con 5.280 voti, vinse nel 2007 la coalizione di destra con un totale di 10.855 voti, 4,243 andarono a quella di centro sinistra.
Maggio 2012
Quattro furono i candidati a sindaco 18.847 votanti su 30.847 elettori, cioè il 61,10%, 16 liste, la meno votata la destra con 201 voti la più votata il popolo di Gorizia con 3.893 voti per un totale di 7.613 voti andati alla coalizione della destra, 5.645 alla coalizione di centro sinistra, e 1342 cinque stelle, guardando i dati della sezione gruppi di liste. Se invece si guardano quelli  principali collegati al sindaco, a favore del centro-destra risultano 9.329 voti, 6.629 per l'area di centro-sinistra e 1779 per il M5S.

Cosa si può desumere da questi dati? Che vi è stato un calo costante e sistematico di votanti, che è anche diminuito il corpo elettorale, stante il calo, anche questo costante, della popolazione residente. Che l'area della destra ha sempre potuto contare su un bacino di voti certi non inferiore ai 7/8 mila voti, che in linea teorica sono quelli necessari se non per vincere le elezioni al primo turno sicuramente per sfiorare questa vittoria e giocarsi il tutto al ballottaggio. Il mondo della sinistra ha un bacino di voti frammentato e diversificato e fortemente identitario. Ma il turno delle elezioni 2017 se potrebbe confermare da un lato il calo costante e sistematico dei votanti, cosa che favorirà la destra, sicuramente, perchè l'astensione ha sempre favorito la destra, vedi il caso di Monfalcone, ad esempio, questa però dovrà fare i conti con un ciclo locale quasi ventennale( salvo una breve parentesi) che è in fase di chiusura, come tutti i cicli d'altronde.  Il fatto che ci saranno diverse liste e diversi candidati a sindaco non è una novità, e si rischia, in questo 2017, un mix tra il turno del 2007 e quello del 2002. Rimango dell'idea, ad oggi, che a Gorizia si andrà al ballottaggio e che le indicazioni elettorali del passato ed anche il quadro politico nazionale attuale possano ben offrire importanti spunti di riflessione su chi al ballottaggio potrà andarci. Siamo, comunque, a pochi mesi dalle elezioni, e salvo qualche caso importante ma isolato, non si conoscono ancora i programmi. Quale il futuro di Gorizia? Quale l'idea di Gorizia? A parte qualche articolo pubblicato sulla stampa locale, non è dato sapere. E ciò peserà, negativamente, sul reale coinvolgimento dell'elettorato che forse è quello che qualcuno vuole.
 Marco Barone


24/02/17

Se la tutela del decoro diventa questione di sicurezza urbana e rischia di criminalizzare il disagio sociale. Breve analisi del testo normativo


E' in fase di conversione in legge il decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14,  recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città. Un testo che ha introdotto il famigerato " DASPO Urbano" un testo che tende a ricondurre il concetto di decoro, che non è tipizzato e di cui non esiste una mera definizione giuridica e sostanziale omogenea e consolidata, sotto la voce di sicurezza urbana nel momento in cui si afferma che  " ai fini del presente decreto, si intende per sicurezza urbana il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città". Dunque il decoro della città diviene una questione legalitaria di sicurezza urbana, ergo di ordine pubblico. Ma contro chi si scaglierà questo dettato normativo? Mi soffermerò ora su alcuni elementi di questo decreto in fase di conversione. L'articolo 9 afferma che "Fatto salvo quanto previsto dalla vigente normativa a tutela delle aree interne delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze, chiunque ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione delle predette infrastrutture, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi ivi previsti, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 100 a euro 300. Contestualmente alla rilevazione della condotta illecita, al trasgressore viene ordinato, nelle forme e con le modalità di cui all’articolo 10, l’allontanamento dal luogo in cui è stato commesso il fatto". 
Ma gli ambiti di riferimento e di operatività possono ben essere estesi, dai singoli Comuni e discrezionalmente tramite specifici regolamenti: "con  i regolamenti di polizia urbana possono individuare aree urbane su cui insistono musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali o altri istituti e luoghi della cultura interessati da consistenti flussi turistici, ovvero adibite a verde pubblico, alle quali si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 2". Quale la volontà del legislatore? Questa emerge chiaramente all'interno delle note di accompagnamento. Dove per prima cosa si sottolinea che  
" con il termine di « infrastrutture fisse e mobili » si intende il complesso di opere secondarie e complementari della struttura di base, necessarie affinché quest’ultima possa funzionare (ad esempio, del servizio metropolitano è considerata infrastruttura non solo la rete dei binari, ma anche i vagoni dei convogli, mentre la stazione e le vie di accesso rientrano nel concetto di pertinenza). Ancorché non risultino espressamente menzionati, possono altresì ricondursi alla violazione in argomento anche comportamenti diversi e ulteriori, che comunque comportino la turbativa della libera fruizione di spazi pubblici, come, per esempio, l’esercizio della prostituzione con modalità ostentate ovvero l’esercizio dell’accattonaggio con modalità vessatorie o simulando deformità o malattie o attraverso il ricorso a mezzi fraudolenti. I suddetti comportamenti, pur non integrando necessariamente violazioni di legge, compromettono la fruibilità di particolari luoghi, rendendone difficoltoso il libero utilizzo e la normale e sicura fruizione degli spazi pubblici, con profili di rischio anche per la sicurezza relativamente ad alcuni ambiti a vario titolo legati ad una rilevante mobilità. "
Dunque la volontà del legislatore è chiara, e lo scopo della norma pure. Tutto ciò che rientra nel complesso ed articolato panorama del disagio sociale, che si è ben allargato negli ultimi anni anche a causa della perdurante "crisi" economica, rischia di essere criminalizzato, lì dove questo si manifesta, o meglio se si manifesta in luoghi sensibili, che vengono ritenuti come i bigliettini da visita delle città. E la tolleranza è zero, con sanzioni amministrative rilevanti.  Ma non solo.

Infatti, nei casi di reiterazione delle condotte di cui all’articolo 9, commi 1 e 2, il questore, qualora dalla condotta tenuta possa derivare pericolo per la sicurezza, può disporre, con provvedimento motivato, per un periodo non superiore a sei mesi, il divieto di accesso ad una o più delle aree di cui all’articolo 9, espressamente specificate nel provvedimento, individuando, altresì, modalità applicative del divieto compatibili con le esigenze di mobilità, salute e lavoro del destinatario dell’atto. 3. La durata del divieto non può comunque essere inferiore a sei mesi, né superiore a due anni, qualora le condotte di cui all’articolo 9, commi 1 e 2, risultino commesse da soggetto condannato, con sentenza definitiva o confermata in grado di appello, nel corso degli ultimi cinque anni per reati contro la persona o il patrimonio. Qualora il responsabile sia soggetto minorenne, il questore ne dà notizia al procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni. E' da sottolineare anche che  in sede di condanna per reati contro la persona o il patrimonio commessi nei luoghi o nelle aree di cui all’articolo 9, la concessione della sospensione condizionale della pena può essere subordinata all’imposizione del divieto di accedere a luoghi o aree specificamente individuati. 
Ora, molti diranno che esiste già il foglio di via. Ma come emerge nelle note di accompagnamento si specifica il senso di questo provvedimento provvisorio e comunque importante di allontanamento:
"In relazione ai possibili dubbi circa la sovrapposizione della misura in argomento con quella del foglio di via obbligatorio, che il questore può irrogare ai sensi dell’articolo 2 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011, basti osservare che diversi sono la durata (qui non superiore a dodici mesi, nel foglio di via obbligatorio non superiore a tre anni), gli ambiti interdetti (qui una o più delle aree di cui all’articolo 9, nel foglio di via obbligatorio l’intero comune dal quale si è allontanati), i soggetti destinatari".
Marco Barone