08/12/16

L'uovo della gallina Chicca di Gorizia




Vi sono delle storie, delle vicende, che vanno oltre ogni immaginazione. Piccole favole di un tempo che non esiste più, forse.
Nella intervista di Cattaruzza a Ziberna, sul Piccolo di Gorizia, ex presidente della Lega Nazionale di Gorizia, che su wikipedia viene presentata come "una associazione italiana con ideali irredentisti operante nelle cinque province italiane rimaste sotto il dominio austriaco dopo la terza guerra d'indipendenza del 1866", anche se siamo nel terzo millennio, emerge una vicenda che avrà fatto sorridere diversi lettori. Si potrebbe partire con una sorta di c'era una volta, un tempo lontano. Una maestra materna, un bambino gentile, una gallina dal nome Chicca, ed una bambina che aspettava o forse no l'uovo di Chicca. In realtà, questa particolarità, che non verrà dimenticata nei prossimi anni e che probabilmente in modo satirico caratterizzerà la prossima campagna elettorale, se la Fasiolo, sostenitrice del sì alla riforma costituzionale, oltre che della peggiore riforma mai fatta in materia d'istruzione in Italia, quale la buona scuola, ed il popolo della scuola ha votato convintamente no anche per punire il Governo per quella schifezza di legge, per usare un linguaggio berlusconiano, "scenderà in campo". Ma anche se non scenderà in campo, l'uovo della gallina Chicca è una perla tutta goriziana. Che forse oggi potrebbe servire come metafora per spiegare quel partito della nazione che non è per nulla tramontato. Gorizia è una piccola realtà, dove si conoscono tutti, e dove lo scontro politico spesso, ma non sempre per fortuna, è fittizio, ed è anche per questo che l'ideologia a volte viene vista con terrore, perchè minerebbe quel vogliamoci tutti bene, che ha affossato Gorizia nel corso di questi ultimi decenni, per trasformarla in un grande dormitorio pubblico, ma non per tutti, questo no. Ci saranno una decina di candidati a sindaco, diversi programmi, alcuni simili, altri opposti, altri in fase di discussione. Frammentazione, sinonimo di partecipazione, si spera, così come si spera anche di reale inversione di marcia. Continuando ad aspettare quello choc culturale che auspicavo nel recentissimo passato per Gorizia, e chissà se magari uscirà da qualche uovo di gallina, sempre che con l'uovo di gallina non si combini una grande frittata.

Marco Barone

07/12/16

Ed è sempre lei la nemica numero uno del decoro, l'elemosina anche a Monfalcone


Monfalcone l'ombelico del mondo. Centro di gravità permanente. Con al centro il decoro, in un luogo che non brilla mica per bellezza estetica. Cosa vi è di bello a Monfalcone? Vallo a capire. Ma non è tanto questo, a Londra, in pieno centro, davanti ai palazzi più belli e regali vedi i questuanti, e la notte con i loro sacchi a pelo dormono lì davanti ed il popolo di Londra spesso li aiuta, non solo con l'elemosina ma anche portando loro del cibo. Chiamasi solidarietà umana, che anche nel luogo più bello d'Europa esiste, anche nel luogo regno del capitalismo esasperato. Certo esistono anche tante cose negative, operazioni di speculazione edilizia tremende che hanno dato luogo ad una sorta di "pulizia sociale" nelle periferie, ma questo è altro discorso. Il terreno era già stato spianato dalla precedente amministrazione comunale, ero già intervenuto duramente sul punto, certo il tutto era circoscritto e limitato ad una zona sensibile ben definita. Ma ora pare di capire che in tutto il territorio comunale di Monfalcone nel nome del santo decoro il diavolo dell'elemosina andrà represso duramente. La Giurisprudenza è intervenuta diverse volte in materia, a partire dalla nota Corte Costituzionale del dicembre 1995 quando ricordò che  «Nel nostro ordinamento la mendicità non invasiva non solo non ha rilevanza penale, ma si configura come un diritto soggettivo dei mendicanti a richiedere ad altri un aiuto di tipo economico, in linea con il valore costituzionale della solidarietà».  Esistono già delle norme penali in materia severe, certo non esiste più il reato di accattonaggio, abrogato nel 1999, ma pare di capire che più di qualcuno lo rimpiange e cerca a volte di sanarne la mancanza tramite regolamentazioni amministrative assurde. Quali e quanti  i casi denunciati alle autorità, di accattonaggio “molesto" in tutto il territorio di Monfalcone? Le persone che chiedono l’elemosina sono state avvicinate dai servizi sociali del Comune? Sono state accertate le loro reali condizioni di indigenza?  E come e con quali modalità si intende  procedere, eventualmente, con il sequestro dell'elemosina? Ovunque applicate queste ordinanze si son dimostrate ingestibili, penso che i problemi di Monfalcone siano altri, il perseguimento della politica del decoro è un palliativo estetico che non affronta il problema sociale alla sua radice, una pennellata di colore sbiadito, che alle prime piogge andrà via. Ma spesso al popolino che passa il suo tempo a strillare nei social questo può bastare per dire ora a Monfalcone le cose vanno meglio. Certo. Desertificazione vi era prima, desertificazione vi è ora. Ma nel nome del decoro ogni cosa è possibile, ogni miracolo possibile, come quel basta un sì al referendum del 4 dicembre. Infatti, si è vista poi come è andata a finire.

Marco Barone

06/12/16

Se a Monfalcone viene soppressa la rassegna ContrAZIONI. Quando un certo tipo di cultura reca fastidio



Ci sono voluti diversi giorni per metabolizzare la gravità di quello che rischia di accadere a breve a Monfalcone. Marta Cuscunà, che non necessita di presentazioni, ha denunciato in modo semplice, efficace e profondo che "il teatro della mia città cambia linea: la rassegna di teatro contemporaneo che ha sempre ospitato, tra gli altri, anche i miei spettacoli, sarà cancellata dal nuovo assessore.  Ci vediamo per l'ultima volta il 10 e 11 gennaio ma attenzione: sarà roba molto di nicchia." Roba di nicchia. Verga tramite un suo personaggio disse che“bisogna rompere la pentola per aggiustarla.” E probabilmente questo sarà il destino della cultura a Monfalcone, se questo è l'andazzo che si vuol perseguire? La rassegna in questione era nota per le  tematiche trattate, affrontate, ed erano tutt'altro che di nicchia. Lavoro, legalità, scuola, questione femminile, integrazione, storia con ospiti che hanno dato una certa rilevanza all'ambiente culturale monfalconese, come Marta, Battiston, Riondino, Modena City Ramblers ecc.  Per nicchia ecologica si intende  "l’insieme dei fattori ambientali abiotici e biotici che sono necessari alla sopravvivenza e alla riproduzione di un determinato organismo o di una determinata popolazione (intesa, questa, nel sign. biologico)." Esteso tale concetto alla questione sociale e culturale come dovrebbe essere inteso il tutto? Sorge il sospetto che con il pretesto della "nicchia" cosa fuorviante ed infondata, vi sia il desiderio da parte di più di qualcuno di voler sopprimere quella cultura che reca fastidio.
Quella rassegna si rivolgeva ad una platea variegata e soprattutto alle nuove generazioni. Non che portare Majakowskij o Moliere sia sbagliato, ma sono questioni diverse, hanno un bacino di riferimento diverso. Potrebbero essere complementari? Probabilmente sì.  La cultura non può essere intesa come un semplice mercato che ha come destinatario una fetta della torta ben limitata. La cultura deve essere libera, deve avere la forza di osare e provocare e soprattutto deve avere la forza di rivolgersi anche alle nuove generazioni, sempre più lontane dal teatro e la rassegna ContrAZIONI andava in questa direzione. Certo, ogni amministrazione comunale deve sicuramente mettere il proprio marchio su ogni cosa, ma la cultura non è roba della destra e neanche della sinistra, è un qualcosa di più profondo, di grande, di immenso,che si rivolge a tutti, e se la motivazione è la politica della nicchia, sinceramente si rimane basiti e Monfalcone perderà un pezzo enorme della sua vitalità culturale. Forse questa sarà l'occasione perchè possa affermarsi dal basso la nascita di un nuovo manifesto culturale? Che nascerà proprio da Monfalcone? Città che nella ricorrenza della rivoluzione d'ottobre è stata conquistata dalla destra?

Marco Barone

FVG: bene la soppressione delle Province,unicum in Italia, male le UTI. La riforma va spiegata

Il Friuli Venezia Giulia ha saputo, per come la vedo io, utilizzare sapientemente la sua specialità, con l'abrogazione delle Province. Certo, sono previste nella Costituzione, ma non per questo tutto quello che è previsto nella Costituzione deve essere l'amen intoccabile, vi sono questioni riformabili e rivedibili, altre, invece, attendono solo di essere, ancora dal 1948, pienamente applicate. E' in fase di pubblicazione la legge regionale che "chiude un percorso di riforme avviato nel 2013: disciplina la soppressione delle Province facendo seguito alla riforma dello Statuto regionale, sancita dalla legge costituzionale 28 luglio 2016, n. 1, con cui è stato cancellato dallo Statuto il riferimento alle Province e ne è stata esplicitamente prevista la soppressione." Alcune funzioni verranno trasferite alla Regione come le funzioni in materia di istruzione, politiche giovanili, orientamento musicale, ogni altra funzione non trasferita ai Comuni, mentre ai Comuni  saranno trasferite le funzioni in materia di agricoltura, politiche sociali, politiche giovanili, contrasto dei fenomeni discriminatori e promozione delle pari opportunità sul territorio.

Ma se da un lato si pone fine a delle realtà intermedie, che pur avendo per alcune questioni operato bene, non erano necessarie ed essenziali, dall'altro lato si è innescato il diabolico sistema della UTI  Unioni Territoriali Intercomunali che costituiscono “forme obbligatorie di esercizio associato delle funzioni comunali”. Certo, letta così non vi sarebbe nulla di strano. Perché un normale cittadino potrebbe pensare che si tratterebbe di una semplice e banale collaborazione aggregata tra i Comuni, una sorta di collaborazione obbligatoria per legge. Ma non è così. Anche perchè le collaborazioni obbligatorie per legge sarebbero una forzatura immane. Chi non aderisce viene sanzionato con pesanti tagli in materia di trasferimenti di risorse, si incrementano i poteri dei Sindaci, specialmente dei Comuni capofila, i consigli comunali avranno un ruolo marginale, le opposizioni svolgeranno un ruolo di testimonianza, ed i Comuni nella maggioranza dei casi diventeranno solo una sorta di "sportello per i cittadini". Territorio frammentato in 18 piccole contee più che nuove province.

Però, quello che colpisce, ed impressiona, è che la maggioranza dei cittadini non hanno capito un bel niente su cosa consiste questa abrogazione delle Province, su questo unicum che si è realizzato in Italia, così come non hanno capito niente del sistema delle UTI, non per ignoranza, ma perchè il tutto è complicato, tecnico, e viene percepito come un qualcosa di distante dai problemi della quotidianità. Non è un semplice risparmio di spesa, ma qui si sta realizzando un qualcosa di epocale, che rischierà di avere effetto domino in tutta Italia. 

Personalmente sono sempre stato favorevole ad una società dei Comuni, riconoscendo maggior centralità, autonomia e potere e democrazia partecipata ai Comuni, ma con il sistema delle UTI, nonostante l'abrogazione delle Province, non si va in questa direzione, si va verso una sorta di decisionismo in salsa locale che è stato respinto, come principio, dall'ultimo referendum del 4 dicembre, e questa materia sicuramente sarà una delle questioni calde che caratterizzeranno la prossima tornata elettorale in FVG.

Marco Barone

Renzi ed il famigerato 40% segue la linea Lotti/Briatore?


Il video mille giorni di governo di Renzi ha avuto, ad oggi, solo 6400 visualizzazioni circa sul suo canale You Tube. Un nulla. Eppure la batosta che ha preso lui con il suo governo è dovuta proprio ai mille giorni, non di te e di me, ma di Governo, e come ha ricordato Wu Ming su Twitter "Osservando bene le contestazioni #Renziscappa, si sarebbe capito che Renzi e paese reale divergevano. Già nel 2014." Contestazioni, fughe, e tanto altro semplicemente ignorato dai media, che ora si interrogano sul perchè di tale mega scoppolata. Eppure poche ore dopo l'annuncio delle dimissioni, la proposta di congelamento di Mattarella, Lotti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, scriverà:

Verrà, poco dopo, seguito da Briatore:

La linea Lotti Briatore dunque lascerebbe intendere che Renzi dalla sua parte avrebbe il noto 40% e dall'altra parte, la nota "accozzaglia" un misero 59%. Dunque, seguendo questo schema, salvo nuove "accozzaglie" Renzi potrebbe vincere tranquillamente le elezioni, partendo proprio dalla base solida di quel 40%. Che poi questo non sia dell'intero elettorato ma di chi va a votare, forse qualcuno dovrebbe spiegarlo a costoro. Certo che se il Pd vuole affossare definitivamente la sua esistenza, e sparire dalla faccia politica della terra, potrebbe certamente seguire la linea Lotti Briatore, cosa che a molti non dispiacerebbe. Questo è solo l'inizio del post-referendum dove tutti vogliono andare subito al voto, in un contesto dove quello che manca, però, è la sinistra autentica e vera, mentre la destra con tutte le sue varianti, esiste, è vegeta ed è potente ed estesa ovunque. E l'Italia s'è destra, ancora una volta nel girone perenne della superbia.
 
Marco Barone